Videoarte

Nata alla fine degli anni 60, la videoarte viene definita come un linguaggio artistico che si avvale di strumentazione video. Nonostante non ami auto-definirmi un “artista”, questa attività rientra in questa definizione.

Da diversi anni, quando mi trovo in luoghi che mi colpiscono particolarmente, cerco di rubare l’atmosfera o il paesaggio con una videocamera. Lo scopo è di usare le riprese per la creazione di video liberi da regole e senza alcuna finalità se non quella di divertirmi e sperimentare.

L’ispirazione è imprevedibile ed il video nasce dal puro caso. Come è successo con un’increspatura dell’acqua di una pozzanghera su un tavolo, o come la barriera corallina completamente morta di Koh Phangan che mi è sbucata inaspettatamente davanti con la bassa marea mentre le barche intorno producevano una musica d’ambiente stranamente melodica.
In alcuni casi vengo letteralmente rapito dall’estetica di un posto, come è stato nel paese abbandonato di Consonno o come nel centro di Chicago.
In altri casi, invece, resto affascinato da un dettaglio, come il tremolio dei cardi secchi esposti al vento o una lampada al neon che emette una luce incostante e fastidiosa.

Le riprese sono solo il punto di partenza.
Nel processo produttivo di questi video, che mi piace chiamare “videoscapes“, compongo anche una colonna sonora. A volte parto processando il suono registrato dal microfono della camera stessa.
In alcuni casi poi esporto la colonna sonora su tracce separate per far reagire, attraverso script, gli effetti video alle intensità dei suoni. Così costruisco ambienti estranianti, ipnotici e distopici.

Il risultato che cerco è quello di intrattenere l’utente proiettandolo nel mondo introspettivo, cercando di appagare il suo senso estetico e stimolare la sua sensibilità ricettiva.

Videoscapes

Ecco alcuni dei miei video.