News - 6 ottobre 2026
After the end

AFTER THE END è una forma di catarsi, un tentativo di riflettere in modo cinico su un’attualità che sembra un film di fantascienza. Come sia possibile continuare a svegliarsi la mattina, leggere i giornali e sorridere è ormai un mistero senza risposta.
Un concept artistico nato dall’urgenza di esprimere la paura, la rabbia, il senso di impotenza che provo davanti alle continue provocazioni dei bulli che detengono il potere e di un’umanità smarrita in caduta verso un baratro spaventoso.
AFTER THE END è una serie dark comedy in formato breve, ambientata in uno sterminato panorama post-apocalittico dove la civiltà è già crollata, ma il comportamento umano no. Tre eccentrici sopravvissuti siedono su tre sedie in un limbo infinito, uno spazio liminale, un mondo ormai distrutto, vasto, nebbioso e desolato. Discutono di cose ordinarie — soldi, potere, guerra, clima, proprietà, confini — come se non fosse successo nulla di insolito, a parte l’ormai avvenuta estinzione.
Le loro conversazioni sono ciniche e surreali e avvengono in un futuro in cui ormai il peggio è compiuto, un punto di vista che permette di criticare le scelte che dovremmo affrontare nel presente. Niente lezioni morali né spiegazioni: solo piccole osservazioni che mettono a nudo l’assurdità, l’egoismo e la stupidità che hanno contribuito a distruggere il mondo. La fine della civiltà è solo un ordinario inconveniente, tra lunghi silenzi, recitazione impassibile, cinismo, dark-humor e un po’ di sana spietatezza.
Il mondo non c’è più. La natura umana sì.
Note sulla realizzazione tecnica
La serie è interamente realizzata esplorando le più avanzate tecnologie di generazione video AI, nel tentativo di piegare l’algoritmo a una visione autoriale rigida, asciutta e fotografica, ma al tempo stesso non realistica e decisamente caricaturale. Gli strumenti utilizzati variano a seconda delle necessità: questo progetto vuole essere un vero e proprio work in progress che si evolverà e si perfezionerà di pari passo con il miglioramento delle tecnologie stesse. La mia preferenza va da sempre agli strumenti open source in grado di lavorare in locale sul proprio computer, senza dover dipendere dai grandi data center esterni e garantendo così un impatto ambientale ridotto in termini di emissioni di CO2. Ad oggi, purtroppo, non tutti i modelli generativi più complessi possono essere eseguiti su una normale workstation, per quanto potente e professionale. L’utilizzo ottimale di queste tecnologie, di conseguenza, rimane ancora limitato a una nicchia ristretta del panorama produttivo. Ma tutto va a una velocità sorprendente, mai vista prima, quindi confido nel rapido sviluppo dei modelli da parte della community open source.